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La fidanzata del mio amico (parte 43)


di Sicilydoc85
04.08.2026    |    1.951    |    1 10.0
"Maria spalancò gli occhi, infuriata - “Ma che cazzo fai?! Ci lasci un po' di intimità?!” Letizia rispose sorridendo sotto il getto dell'acqua, mettendo le labbra sul mio collo - “C'è..."
Maria era ancora piegata sul divano, nuda.
Lo sperma di Fabrizio le colava lento sulla schiena, mentre sulle labbra aveva ancora il sapore umido del sesso di Letizia.

Il suo orgoglio di seduttrice era stato ridotto in cenere.
Letizia non perse tempo.
Si accomodò al centro del divano di fronte a noi, nuda, accavallando le gambe con la disinvoltura di una regina che ha appena conquistato il campo di battaglia.
Si accese una sigaretta, mandò fuori un filo di fumo sottile e ci guardò uno alla volta.

L - "Questa serata ha chiarito una cosa fondamentale. Ormai i confini delle nostre due coppie non esistono più. Continuare a fare i pendolari tra i nostri appartamenti per farci la guerra o per cercarci è diventato ridicolo, oltre che limitante. È tempo di fare il salto definitivo!"

Maria sollevò lentamente la testa dal divano, asciugandosi la bocca con il dorso della mano, mentre Fabrizio tornava dal bagno e si posizionava in silenzio al fianco della sua fidanzata.

L - "Che ne pensate di vivere tutti sotto lo stesso tetto? Trasferiamoci tutti insieme. Casa tua, Marco, è la soluzione perfetta. È la più grande: un ampio trilocale con due bagni, la cucina abitabile e la zona giorno enorme. C'è spazio a sufficienza per trasformarla nel nostro laboratorio personale. Ma ad una condizione: per evitare che il caos ci distrugga, stabiliremo noi due le regole".

Il lunedì successivo il trasferimento era completato.
I vestiti riempirono gli armadi della stanza degli ospiti del mio appartamento, mentre i loro articoli da bagno occuparono il secondo servizio.

Ma insieme alle valigie entrarono le norme ferree del "Codice di Casa".
La Casa è Territorio Libero, Non esistono stanze private. Chiunque può varcare qualsiasi soglia in qualunque momento, notte e giorno.
Niente Rifiuti: Se una coppia sta facendo sesso in uno spazio comune o in camera, gli altri hanno il diritto di guardare, inserirsi o pretendere un servizio erotico senza che ci si possa tirare indietro.

Accettamo tutti.
La convivenza trasformò il trilocale in un campo minato a luci rosse, dove il sonno, la doccia e l'intimità divennero i bersagli di una guerriglia spietata.

Erano le tre del mattino della prima notte insieme.
La casa era immersa nel silenzio.
Maria dormiva profondamente al mio fianco nel letto matrimoniale della camera padronale, distrutta dalla giornata.
All'improvviso, la porta venne socchiusa senza fare rumore.
Nel buio scorsi la sagoma di Letizia. Completamente nuda, si infilò sotto le nostre coperte dal mio lato.
Prima che potessi dire qualsiasi cosa, le sue labbra calde ed esperte avvolsero il mio membro, iniziando un movimento ritmico e silenziosissimo.
A trenta centimetri da noi, Maria dormiva del tutto ignara.
L'adrenalina di quella violazione notturna mi portò ad un'erezione di marmo in pochi secondi.

Letizia mi rivolse uno sguardo carico di pura malizia, si scavalcò sopra di me e si calò sul mio cazzo in un unico affondo fluido.
Iniziò a cavalcarmi con una cadenza sempre più rapida.
Il movimento del suo bacino e il rumore sordo della carne che batteva svegliarono Maria,che si stropicciò gli occhi e, quando la sua vista si abituò all'oscurità, li sgranò vedendo Letizia nuda a cavalcioni su di me.

M - “Ma sei impazzita?! Sono le tre di notte! Non potete fare le vostre porcate da un'altra parte invece di venire a rompere i coglioni qui?”

Letizia rispose ansimando lievemente, senza smettere di muoversi - “Rileggi il regolamento, Maria... Regola Numero Uno: non esistono stanze private in questa casa. Se ti dà fastidio il rumore di Marco che mi riempie, il divano in salotto è perfettamente libero.”

Maria lanciò una bestemmia, afferrò il suo cuscino con rabbia e sfrecciò fuori dalla stanza per andarsene in salotto, sbattendo la porta.

Non appena andò via, Letizia si lasciò andare ad un gemito acuto, accelerando le spinte fino a farmi eiaculare violentemente dentro di lei, felice per aver segnato il primo punto della notte.

Il giorno successivo fu dominato da un silenzio tesissimo.
Maria tornò a casa dall'università verso le sette di sera.
Quando si sfilò la giacca di pelle nel corridoio, i segni della sua giornata erano visibili: sul collo spiccava un succhiotto violaceo e sulle cosce chiare si notavano i lividi rossi delle dita di Giovanni, il suo vecchio collega di studi che l'aveva nuovamente demolita durante la pausa tra le lezioni.
Sapevo già che era con lui, ed immaginavo che Maria ne avrebbe approfittato per farsi scopare in quel lurido bagno.
Camminava con una leggera rigidità, ma nei suoi occhi c'era solo il desiderio di restituire l'umiliazione.
Aspettò che la casa si addormentasse.
Intorno alle quattro del mattino, mentre io dormivo e Letizia riposava al fianco di Fabrizio nella loro camera, Maria entrò in azione.
Si infilò nella loro stanza a piedi nudi, indossando solo una maglietta cortissima.
Si mise a cavalcioni su Fabrizio, gli sfilò i boxer e si calò sul suo membro, portandolo al massimo dell'erezione nel giro di pochi secondi.
Poi scatenò l'inferno: iniziò a cavalcarlo in modo selvaggio, facendo sbattere la testata del letto contro la parete con una violenza deliberata. Il rumore fece svegliare Letizia di soprassalto.

Si trovò Maria a venti centimetri dal viso, lanciando gemiti acuti e sfacciati.

Maria ansimava a gran voce - “Ops... ti ho svegliata, Letizia? Mi dispiace tanto... Ma la Regola Numero Uno vale per tutti. E stasera Fabrizio era così caldo... proprio come Giovanni oggi pomeriggio all'università. Goditi lo spettacolo, tesoro.”

Letizia masticò amaro.

Fu costretta a subire la stessa umiliazione: alzarsi, raccogliere le sue cose e andarsene a dormire in salotto con la rabbia che le divorava lo stomaco, mentre Maria finiva di farsi svuotare da Fabrizio sul suo stesso letto.

Il sabato pomeriggio, io e Maria eravamo nel bagno principale.
La tensione accumulata sfociò in un rapporto violento sotto il getto dell'acqua calda della doccia.
Mi stava raccontando come si era fatta sbattere di nuovo da Giovanni il pomeriggio precedente, e ciò mi portava ad essere ancora più selvaggio e violento.
Avevamo chiuso le ante di cristallo e la stavo prendendo da dietro, spingendola con forza contro le piastrelle bagnate.
Maria aveva le palme delle mani appiccicate al vetro appannato e ansimava di piacere sotto i miei colpi.
All'improvviso, la porta del bagno si aprì con un colpo secco.
Era Letizia.
Si sfilò la vestaglia ed entrò direttamente nel box doccia insieme a noi.
L'acqua calda le bagnò subito il corpo.
Senza dire una parola, si infilò con arroganza nello spazio ristretto tra la pancia di Maria e il mio petto, spingendo via Maria con una fiancata e afferrando il mio membro che era ancora infilato dentro la mia fidanzata.
Maria spalancò gli occhi, infuriata - “Ma che cazzo fai?! Ci lasci un po' di intimità?!”

Letizia rispose sorridendo sotto il getto dell'acqua, mettendo le labbra sul mio collo - “C'è abbastanza acqua e abbastanza cazzo per tutti in questa casa, Maria. Oppure hai paura che Marco si dimentichi di te non appena le sue mani toccano la mia pelle?”
Letizia iniziò a strofinare il suo fondoschiena nudo contro il mio pube, prendendo il controllo del movimento e tagliando di fatto Maria fuori dal rapporto.
Maria era furiosa, ma l'eccitazione di quella prepotenza perversa la accese ancora di più.
Si mise di lato, leccando l'acqua dal collo di Letizia e cercando di infilarsi di nuovo nel gioco, consapevoli tutti e tre che in quel trilocale la pace era ormai un ricordo lontano.
Scopai Letizia con foga, mentre Maria scorreva le mani sul mio e sul suo corpo.
Ordinai ad entrambe di inginocchiarsi, volevo osservarle mentre mi leccavano il cazzo insieme fino a venire sui loro visi.
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